Pro Loco Riano

Il paese

rianocentro smallerSituato su una collinetta di tufo, nacque in epoca romana come dimostrano numerosi reperti rinvenuti nel suo territorio e si identifica forse con il "Castrum Roiani".
Proprietà dei monaci di San Paolo il feudo passò sotto la signoria di varie famiglia: i Cesi, i Ruspoli dal 1600 e infine i Boncompagni-Ludovisi. Nel paese prevalentemente agricolo esiste anche una specifica attività industriale costituita dall'estrazione del tufo di cui il territorio è ricco.
Si dice che il materiale di costruzione del Colosseo provenga da questi luoghi. Nelle vicinanze del paese sono stati rintracciati resti marini fossili e scheletri di animali preistorici. Tra questi, molto interessante è lo scheletro mummificato di un cervo, sconosciuto in altre zone d'Italia, denominato dagli scienziati "Cervus Riani".
La prima notizia che si ha del Castrum Raiani è dell’anno 1159 quando già appartenente a Giovanni di Ronzone o Roncione e Berardo suo fratello minore abitanti a Roma nel luogo detto il monte di Johannes Roncionis, questi donarono la località con il castello e con tutte le sue pertinenze a papa Adriano IV.
Agli inizi del secolo XIII cioè nel 1203, Riano è tra le località che Innocenzo III confermava e donava alla Abbazia di San Paolo fuori le mura. Non è chiaro se tale donazione era da intendere per intero perché probabilmente la porzione ceduta dai fratelli de Rontionis ad Adriano IV era stata ceduta alla famiglia Vezzosi. Pierluigi Galletti nel suo lavoro su Capena e la terra Collinense cita un atto esistente nell’archivio del monastero di San Paolo, dal quale si apprende che nel 1259 il monastero comprò la parte del Castrum Raiani spettante a Iacopo de Vezzosi e suoi parenti. Nel 1268 per pagare la somma per tale acquisto, dovette vendere il casale di Fiorano al monastero di S. Balbina.
Nel 1393 Riano risultava tornata ad essere dipendente dalla Abbazia di San Paolo e successivamente a causa dei numerosi conflitti che turbarono Roma e i dintorni la località ne subì pesantemente gli effetti che dovette essere in gran parte riedificato.
Nel 1527, il monastero di San Paolo per poter far fronte alle imposizioni dovute alle truppe imperiali da papa Clemente VII, dovette vendere la località con tutte le sue pertinenze a Luigi Gaddi per 20.000 ducati. Solo due anni dopo tuttavia tornò in potere del monastero per 20.000 scudi. A causa di nuove necessità fu nuovamente ceduto nel 1531 a Francesco Spinola per ducati 12000: i discendenti dello Spinola nel 1538 lo venderono ai Gaddi per la seconda volta per 16.000 ducati. Nel 1570 il cardinale Pierdonato Cesi lo comprò per il nipote Emilio, da Silvia ed Antonia Gaddi, eredi di Luigi, alla cui famiglia nel ramo dei duchi di Acquasparta rimase per passare successivamente ai Ludovisi-Boncompagni principi di Piombino.
Nel 1924 il corpo di Giacomo Matteotti fu ritrovato il 16 agosto, tra le 7:30 e le 8 del mattino, dal cane di un brigadiere dei Carabinieri in licenza, Ovidio Caratelli nella macchia della Quartarella.

Persone legate a Riano

I personaggi storici legati al paese di Riano sono:

  • Dante Bisio, attore italiano, morto a Riano nel 1990. (Rif. WiKi)

Biografia

Dante Bisio (Genova, 22 novembre 1917 – Riano, 7 marzo 1990) è stato un attore italiano di teatro e cinema.

È stato un attore meteora in alcuni film degli anni quaranta e cinquanta.
Appare sullo schermo nel 1947 nella parte di Adolfo Mancini nel film Natale al campo 119 di Pietro Francisci con Vittorio De Sica, Aldo Fabrizi e Peppino De Filippo.
Nel 1950 fa parte del cast del film I cadetti di Guascogna di Mario Mattoli del 1950 con Walter Chiari e Ugo Tognazzi nella parte di un cadetto.
Nel 1953 recita nel film La passeggiata di Renato Rascel con Rascel, Valentina Cortese e Paolo Stoppa.
Nel 1960 recita nel film Un mandarino per Teo di Mario Mattoli del 1960 con Chiari, Sandra Mondaini e Ave Ninchi nella parte del regista Fracassoni.
È scomparso a 72 anni ed è sepolto nel cimitero di Riano, in provincia di Roma. A lui è stato intitolato il Teatro della cittadina laziale.

Filmografia
- Natale al campo 119 di Pietro Francisci (1947)
- I cadetti di Guascogna di Mario Mattoli (1950)
- La passeggiata di Renato Rascel (1953)
- Un mandarino per Teo di Mario Mattoli (1960)


  • Teresa Giovannucci, Giusta tra le Nazioni, morta a Riano nel 1997. (Rif. WiKi

Teresa Giovannucci coniugata Antonini (Fratte Rosa, 29 luglio 1912 – Riano, 1997) è stata una donna italiana che ha salvato la vita di otto persone ebree durante la seconda guerra mondiale e lo Stato di Israele le ha attribuito il titolo di "Giusto tra le Nazioni".

Biografia
Nacque nel 1912 in un piccolo centro della provincia di Pesaro e Urbino, Fratte Rosa, da una famiglia di modeste condizioni e giovanissima si trasferì a Roma per lavorare come domestica. Dopo un primo impiego, andò a servizio nella casa del rabbino Marco Vivanti che viveva nei pressi della Basilica di Santa Maria Maggiore con la moglie Silvia Terracina e le figlie, Emma ed Enrica. Teresa restò in quella casa per quasi tredici anni in un clima di reciproco affetto, ma fu costretta ad andarsene dopo l'emanazione delle leggi razziali fasciste nel 1938, che impedivano ai Vivanti di avere una cameriera di razza ariana. Il rabbino le procurò un nuovo impiego presso una ditta che forniva i pasti agli operai del Palazzo del Littorio, dove ebbe modo di incontrare Pietro Antonini, muratore, che sposò e col quale si trasferì a Riano, vicino a Roma, nel 1942.

Teresa tuttavia continuò a tenersi in contatto coi Vivanti, e quando il 30 settembre 1943 non li trovò in casa, ma li seppe nascosti in un retrobottega per sfuggire ai Tedeschi, li convinse a seguirla a Riano dove sarebbero stati più al sicuro. Pochi giorni dopo ci sarebbe stato il rastrellamento del ghetto di Roma.

Teresa e il marito Pietro si sistemarono al piano terra della loro piccola abitazione, lasciando il piano superiore a otto persone: ai quattro membri della famiglia Vivanti si erano aggiunti Alessandro Dell'Ariccia, marito di Emma, e la loro bambina, Miriam, il fidanzato di Enrica e una nipote del rabbino. Poterono finalmente uscire dal nascondiglio e riprendere la loro vita solo all'arrivo degli Alleati, il 6 giugno 1944, giusto in tempo per sottrarsi alla condanna a morte per fucilazione emessa nei confronti di Teresa, di suo marito e degli otto ospiti ebrei e fissata il 10 giugno, scaturita probabilmente a seguito di una denuncia.

Teresa Giovannucci morì nel 1997.

Riconoscimenti
Il gesto di Teresa Giovannucci e suo marito Pietro Antonini è stato onorato nel 1993 con una cerimonia in cui sono stati dichiarati Giusti tra le nazioni, riconoscimento concesso ai non ebrei che hanno salvato anche solo una persona ebrea dal genocidio nazista. Oltre a una medaglia, un attestato e altre onorificenze, è stato piantato in loro ricordo un albero nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme.

La Storia di Riano

Antica Porta ingresso paese con stemma araldico

{fonte: "Come eravamo" ...Riano ieri e oggi}

Il suolo della regione laziale è il risultato di una successione di eventi geologici mai interrotti sulla crosta terrestre. Circa quattro milioni di anni fa il mare copriva tutta la regione laziale, ma all'inizio dell'era quaternaria cominciò un movimento di emersione. L'ambiente marino man mano che la terra emergeva diventava lagunare per cui a Nord di Roma si formò la Valle dei Tevere e ad est la Valle dell'Aniene. In seguito all'apporto di materiale trascinato dai fiumi, l'ambiente da lagunare diventò continentale. Nel territorio di Riano la testimonianza dell'emersione è nella fertile pianura del Tevere.

I colli di Riano si sono formati invece per le eruzioni dell'era vulcanica durata trentamila anni ed iniziata alla fine del quaternario inferiore.

Nelle vicinanze del paese, a causa di tali eventi, sono stati rinvenuti resti marini fossili e scheletri di animali preistorici tra cui, di particolare interesse, lo scheletro mummificato di un cervo, sconosciuto in altre zone d'Italia, denominato Cervus Riani.

Un territorio che oggi, oltre a custodire un patrimonio storico, culturale e ambientale di inestimabile valore, è in grado di offrire aspetti paesaggistici di straordinaria bellezza.

Posto sopra una propaggine tufacea, forse in origine un insediamento dell'agro capenate, che domina il Tevere, a Riano si giunge dopo aver percorso per tre chilometri la provinciale Rianese dal 25.400 chilometro della via Flaminia; in prossimità di questo incrocio, si trova, sulla consolare, l'antico casale dell'Osteriola, detto anche del Fico o dell'Aquila nera, con lo stemma della famiglia Ludovisi.

Sull'etimologia del nome, non tutti gli storici concordano: alcuni ritengono che derivi dal latino "rivus" per via dei numerosi ruscelli che scorrevano nel suo territorio; altri invece, sostengono che il nome derivi da un’Ara di Giano, antico dio romano, o Ara Iani. Recentemente sono stati rinvenuti resti di abitazioni signorili di epoca romana, che potrebbero avvalorare l'ipotesi dell'Ara lani oltre a numerosi reperti archeologici che testimoniano come la zona fosse abitata anche in epoche lontane. Il nome attuale, comunque, discende da quello di Castrum Raiani o Castrum Reiani che ebbe nel periodo medioevale. Le prime notizie di questo borgo risalgono al 1169, quando venne donato a papa Adriano IV.

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